La necropoli di Torre del Mordillo

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Sale 3-4


3MordilloL’abitato

Come ogni centro enotrio, sorse su un’altura dalla spiccata funzione strategica, presso la confluenza dei fiumi Esaro e Coscile ai bordi della piana di Sibari. L’intero pianoro di quattordici ettari poteva ospitare una popolazione ben superiore alle mille unità. Il centro fu occupato dalla media età del bronzo alla fondazione di Sibari (circa 1.700-720 a.C.), con una sequenza continua di abitazione.
Le case, seminterrate, erano costruite tramite una struttura portante in legno di quercia, pareti rivestite di argilla e il tetto in canne di palude. Ognuna ospitava una singola famiglia. Gli oggetti rinvenuti fanno pensare a un centro molto fiorente, impegnato nei commerci con i Micenei (1.500-1.150 a.C.), poi con i Ciprioti e i Fenici (1.150-800 a.C.) e infine con i Greci nel periodo antecedente alla colonizzazione (800-720 a.C.).
Durante il Bronzo recente (1.350-1.200/1.150 a.C.) a lato della sella di accesso venne costruito un terrapieno difensivo, che reca tracce di incendio. Almeno due case andarono a fuoco nel Bronzo finale (1.200/1.150-960 a.C.) e nella prima età del ferro (960-870 a.C.), forse indizio di episodi bellici sfortunati: evidentemente Torre del Mordillo era in competizione con altri centri per la supremazia sulla regione.
Nel corso dell’età ellenistica (circa 324-202 a.C.) vi sorse una piccola città con una pianta di isolati a scacchiera di tipo greco, cinta da un complesso sistema di fortificazioni che fu testimone di diversi scontri bellici. La distruzione finale ebbe luogo forse ad opera di Annibale.
Al medioevo risale la torre che svetta all’estremità settentrionale, che dà il nome attuale al pianoro.Se i reperti rinvenuti nell’area dell’abitato, oggetto di scavi dagli anni ’60 del secolo scorso in poi, sono conservati presso il Museo Nazionale della Sibaritide, il Museo dei Brettii e degli Enotri espone esclusivamente gli oggetti provenienti dalle necropoli.

Le necropoli

Il nucleo principale della collezione del Museo è formato da reperti provenienti dalle necropoli enotrie di Torre del Mordillo. La scoperta del sito, ai piedi dell’altura verso Nord-Est, si deve alle operazioni di scavo risalenti al 1888 che hanno riportato alla luce un numero complessivo di duecentotrenta sepolture. Già al momento della scoperta si intuì che quest’area sepolcrale fosse stata in uso per un periodo che va dall’età del bronzo recente alla fine della fase 2 dell’età del ferro (1.350-720 a.C.). Oltre al nucleo principale sono state riportate alla luce numerose altre tombe sui pianori circostanti, senza però che vi fossero condotte ricerche di ampia portata. Molti oggetti provenienti dalle tombe di Torre del Mordillo ed esposti nel Museo difettano purtroppo dei dati di provenienza a causa delle vicende subite dalla collezione, soprattutto quando, dopo la scoperta, fu trasportata dalla Calabria a Roma e viceversa.

Gli Enotri e i loro morti (960 – 720 a.C.)

Gli Enotri usavano seppellire i propri defunti con diversi oggetti personali, indossati sul vestito funebre o deposti vicino al corpo e con vasi di ceramica chiara e dipinta o d’impasto scuro, usati per contenere bevande e cibi. I vestiti e i beni del defunto segnalavano il suo status sociale, ma servivano anche per dotarlo di quanto potesse essergli utile nel trapasso.  Tutti i materiali deperibili, come legno e tessuti, non sono più conservati. Nelle sepolture maschili gli oggetti più frequenti sono le armi, i rasoi, i coltelli, strumenti da lavoro, e fibule ad arco serpeggiante o, nelle tombe più recenti (800-720 a.C.) del tipo cosidetto a drago (caratterizzata da cornetti sull’arco) che ne fermavano il vestito o il mantello. Le armi sono perlopiù realizzate in ferro e meno spesso in bronzo: corti giavellotti, lance, pugnali, daghe, spade e asce, quest’ultime funzionavano sia da armi che da strumenti di lavoro. I rasoi erano in bronzo, raramente in ferro. Per le donne abbondano, invece, gli ornamenti della persona: numerose fibule di dimensioni grandi e piccole per fermare i vestiti, fermatrecce, collane, cinturoni di lamina, braccialetti, anelli di filo a più giri alle mani e ai piedi, pendagli di catenelle, o a forma di disco o del tipo “a xilofono”; inoltre oggetti usati per filare e tessere (fusaiole e pesi da telaio). I costumi femminili di spicco avevano numerose fibule di diversi tipi, spesso in serie ripetute, probabilmente utilizzate per fermare diversi strati di vesti e solo alcune con funzione decorativa.

Le fibule enotrie, utilizzate da entrambi i sessi, sono realizzate variando le forme soprattutto dell’arco, secondo tipi diversi, ma ben definiti, in ferro e in bronzo. Alle volte sono rivestite di avorio o ambra. Sono oggetti che subirono dei cambiamenti relativi alle mode, e differiscono in base al genere e all’età del defunto. Eccezion fatta per i numerosi anelli digitali in ferro, quasi tutti gli ornamenti metallici sono di bronzo. Circa un quarto delle donne aveva almeno una perla di ambra o di pasta vitrea, con prevalenza delle prime.

Le tombe e i rituali

Gli Enotri dell’età del ferro, l’epoca a cui appartiene il principale nucleo della necropoli di Torre del Mordillo (870-720 a.C.), avevano già quasi interamente abbandonato il rituale della cremazione. Quasi tutti i defunti erano dunque inumati in profonde fosse e disposti rannicchiati sul fianco oppure distesi, probabilmente protetti da una cassa lignea. È da ritenere che furono scelte religiose a spingerli all’abbandono della cremazione, anche se dalla simbologia riscontrata nei sepolcri non traspare alcun segno di cambiamento evidente: i simboli sacri che si rifanno al sole e al cielo, rimasero infatti sempre i più diffusi.

Le fosse delle tombe avevano una pavimentazione in ciottoli e una copertura dello stesso materiale. Le tombe erano raggruppate in nuclei corrispondenti ai rami di parentela che componevano la comunità, spesso talmente vicine da costituire un unico tumulo di pietrame. Si tratta di grandi famiglie, al cui interno i singoli nuclei familiari non sono sempre individuabili con precisione, perché le tombe ci mostrano più vicini tra loro da un lato i maschi e dall’altro le femmine e i bambini.

Non mancano casi di tombe bisome, in cui è presente sia la sepoltura maschile che quella femminile. Non si sa se tale rituale significhi che la donna venisse uccisa o si suicidasse alla morte del marito, o se le due sepolture si siano succedute nel tempo riunendo i coniugi nella morte.

Dal cimitero di Torre del Mordillo provengono almeno una quindicina di vasi dalla forma particolare, detta “a bombarda”: si tratta di grandi contenitori di impasto rossiccio e grossolano, dotati di piccole protuberanze come appoggio per sollevarli (bugne), a volte muniti anche di cordoni decorati con le impressioni delle dita. Si tratta di vasi usati nella vita quotidiana per la cottura e la conservazione dei cibi, ma nei cimiteri avevano usi differenti. Un vaso “a bombarda” poteva infatti essere deposto all’esterno di una tomba a fossa, coperto con un frammento di ceramica o una pietra, per contenere talvolta la sepoltura di un bambino giovanissimo, a volte accompagnato da pochi oggetti (una tazza, un ornamento, ecc.). Si tratta probabilmente di infanti sepolti presso le tombe dei genitori. In altri casi questi vasi erano collocati, vuoti, al di fuori delle fosse delle sepolture, come segnacolo per uno o più tombe e dove, durante le visite dei sopravvissuti, si potevano deporre offerte, forse di cibi e bevande.

La ceramica enotria

La cosiddetta ceramica “d’impasto”, la più comune nella produzione enotria, è bruna o nera, lucidata e non dipinta, prodotta con una miscela di argilla, sabbia e frammenti di rocce. Le forme che la contraddistinguono servivano soprattutto per il consumo di bevande: brocche per versare, piccole tazze dall’alta ansa per attingere e bere, vasi a otre (askòi) per contenere e versare. Più rare sono le forme da cibo, come le scodelle, usate anche come coperchio, o le ciotole. In impasto sono realizzati anche i pesi da telaio e le fusaiole, deposti in tombe femminili: rari i primi, riconducibili all’attività della tessitura, frequenti le seconde, usate come contrappesi del fuso per produrre i filati. Il 70% delle tombe conteneva vasi, posizionati prevalentemente ai piedi del defunto, più di rado presso la testa. La manifattura della ceramica d’impasto avveniva quasi sempre a mano; i vasi erano cotti a temperature medio-basse (fino a 800° circa), prevalentemente in forni a camera unica, che potevano produrre una colorazione non omogenea. Le decorazioni non sono dipinte, bensì a rilievo o in negativo.

Circa nel 10% delle tombe di Torre del Mordillo è presente anche un’altra tipologia di ceramica dal colore giallo-rosato di argilla depurata, detta figulina, dipinta a colori scuri (bruno-nero). Come per l’impasto, prevalgono le forme per contenere, versare e consumare liquidi. Le decorazioni sono in prevalenza geometriche. Per analogia con le coeve produzioni greche, questa classe è definita ceramica geometrica enotrio-iapigia. La manifattura di queste ceramiche dipinte richiedeva notevoli capacità tecniche, ereditate senza interruzione di continuità dalle ceramiche italo-micenee, comparse sulle coste italiane più di trecento anni prima. Il repertorio degli stili decorativi è piuttosto omogeneo e vi si possono distinguere motivi principali e accessori. Spicca il triangolo a lati concavi, variazione della “tenda” diffusa soprattutto in Basilicata.

Dalla necropoli proviene anche una coppa (skyphos) di tipo greco, che attesta i contatti nei decenni precedenti la fondazione di Sibari.

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