L’età del ferro

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30.jpgL’età del ferro (960 – 720 a.C.)

Le comunità enotrie dell’età del ferro, ben collocate nei loro abitati fortificati, gestivano in modo stabile il territorio tramite piazzaforti militari e siti di produzione. Erano spesso in conflitto fra loro, pur essendo legate da usi religiosi e da altre affinità culturali comuni. La lavorazione del ferro, probabilmente aggiunta in Turchia e poi diffusa in Sicilia e Calabria intorno al 1.000 a.C. dai navigatori di Cipro, è diversa da quella del rame e del bronzo: questi si fondono e si colano; il ferro, in Europa, fino al Medioevo, fu lavorato solo per riscaldamento e martellatura, alla forgia. Inoltre, i minerali ferriferi sono più diffusi e più facili da procurare. Superata la crisi successiva al crollo della società micenea, si ripresero anche i contatti con la Grecia, dove si erano riorganizzate società popolose e dall’organizzazione militare molto forte, basate sulla coesione di un ceto privilegiato molto ampio.Emergeva intanto nell’Italia centrale un altro mondo espansionistico, popoloso e ben organizzato, fondato sulle nascenti città-stato dell’Etruria.La Calabria e gli Enotri, legati sul piano ideologico e religioso alla Grecia, si trovarono in mezzo tra il mondo greco e quello etrusco, i quali erano entrati in competizione per il dominio sul Mediterraneo centrale; gli Enotri però non seppero mai superare le divisioni tra comunità e riunirsi, come Greci ed Etruschi, in grandi proto-città. Infine, con la colonizzazione greca, rimasero schiacciati e sottomessi da una civiltà superiore per tecnologia, arte e cultura. Nasceva il mito della Magna Grecia.

A nord del Coscile

Questa parte della collezione del museo si è formata nella prima metà del XX secolo. Gli oggetti esposti sono dovuti a rinvenimenti casuali o a saccheggi di parti di cimiteri (necropoli) dell’età del ferro (960 – 720 a.C.). Solo l’accurata ricerca archeologica successiva ha permesso di riconoscere in parte i contesti di ritrovamento e di ricostruire così il significato delle precedenti scoperte. Ad Amendolara, un grande villaggio coperto dall’attuale Rione Vecchio era circondato dalle necropoli individuate da V. Laviola e scavate da J. de La Genière. Il villaggio (1.700 – 720 a.C.) venne abbandonato al momento della fondazione di Sibari. Cerchiara di Calabria ospitava un altro villaggio millenario, la cui necropoli ci è oggi ignota, tranne che per gli oggetti qui in esposizione. A Francavilla Marittima, in località Macchiabate, una grande necropoli dell’età del ferro avanzata (870-720 a.C.) è stata in parte scavata negli anni ‘60 del secolo scorso da P. Zancani Montuoro. I monili di bronzo qui esposti provengono da tombe saccheggiate in precedenza. Essi rendono conto solo in parte dello splendore delle tombe delle più importanti donne enotrie. Alcune di loro portavano sul ventre un grande disco forato di bronzo, sormontato da un più piccolo disco pieno, con all’interno un’asola per stringerlo alle vesti (dischi compositi). Sul retrostante Timpone della Motta sorgevano il centro abitato e un luogo di culto enotri; all’arrivo dei Greci il luogo fu quasi spopolato e i Sibariti vi costruirono il loro santuario extra-urbano in onore di Atena.

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Localizzazione dei siti di:
1 – Amendolara
2 – Cerchiara di Calabria
3 – Francavilla Marittima

A sud del Coscile

Il vasto pianoro di Cozzo Michelicchio potrebbe avere ospitato un abitato dell’età del ferro. I Greci dopo la colonizzazione vi fondarono il santuario dal quale provengono il fregio e le offerte esposte nella sala dell´età arcaica. Sulla base dei dati emersi dal riordino della collezione del Museo, dal sito proverrebbe un’unica fibula di tipo “serpeggiante” dell’età del ferro. La fibula potrebbe essere stata conservata e offerta alla divinità del santuario, e non indicare, invece, l’esistenza di precedente villaggio.
La valle del Crati durante l’età del ferro ebbe un ruolo molto importante: i due centri di Torano e Bisignano si fronteggiavano ai due lati della valle. Dal territorio intorno a Cosenza sono noti i materiali da Cutura di Rose, dei quali si ignora però ogni dettaglio sulla provenienza: si tratta comunque di oggetti che ricorrono nelle sepolture.
Il centro presso Serra Ajello, da cui proviene una parte del materiale esposto nel Museo, situato di preciso in località Cozzo Piano Grande, viene ritenuto corrispondere a Tèmesa, ricordata da Omèro. Nell’Odissea, il re dei Tafi, Mente, scambiava qui il suo ferro con il rame. Quest’area ebbe grande rilevanza nell’economia locale, situata com’è alla foce del fiume Savuto, importante via commerciale verso l’interno e verso l’Etruria.

 

 

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